Pubblicità ingannevole: se la parola "gratis" ha un significato





  Se uno legge “ritorno gratis” nella pubblicità di un traghetto, può cadere in equivoco: l’italiano è una lingua chiara, ancor più lo è il latino, visto che “gratis” è appunto una parola nata duemila anni fa che da allora significa la stessa cosa: “qui non si paga”. Più precisamente, è l’abbreviazione di “gratis et amore dei”, cioé per grazia e per amore di Dio. E dunque “ritorno gratis” significa, o dovrebbe significare, che per andare da qualche parte si paga, e per tornare no.E invece, macchè: lo ha stabilito il Tribunale ordinario di Milano in un’ordinanza con cui ha proibito alla Grimaldi Group – l’importante armatore che gestisce numerose linee di traghetti da e per la Sardegna e non solo – di diffondere ulteriormente una campagna pubblicitaria nata, evidentemente, secondo i giudici, con un’insufficiente chiarezza. Tanto da risultare ingannevole. E non solo: il Tribunale ha anche disposto che Grimaldi paghi una multa di 10 mila euro ogni giorno in cui “tramite pubblicità cartacea, filmati o messaggi radiofonici televisivi, siano riportati i messaggi inibiti, a far tempo da 30 giorni dalla data di comunicazione della presente ordinanza”.Ciliegina sulla torta, il Tribunale ha anche ordinato a Grimaldi di pagare le spese processuali a favore del gruppo che aveva fatto il ricorso, cioè la Moby Spa (dell’armatore Vincenzo Onorato).Le promozioni oggetto dell’ordinanza sono identificate dai giudici con quelle definite dagli slogan “Ritorno gratis”, “Superbonus” e “Superfamily”, descritte senza mezzi termini dai giudici come “fattispecie di pubblicità ingannevole”

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Pubblicato il: 18 Marzo 2016

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